COSA SIGNIFICA DOLORE CRONICO?
(della Dott.ssa Alessandra Gubbiotti)

UNA PRIMA DEFINIZIONE
Nel 1986 l’Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP) ha definito il dolore come:
“un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole (…). E’ un’esperienza individuale e soggettiva (…).
Il Ministero della Salute così definisce il dolore cronico:
“…è duraturo, spesso determinato dal persistere dello stimolo dannoso e/o da fenomeni di automantenimento, (…). Si accompagna ad una importante componente emozionale e psicorelazionale e limita la performance fisica e sociale del paziente. E’ rappresentato soprattutto dal dolore che accompagna malattie ad andamento cronico (reumatiche, ossee, oncologiche, metaboliche..). E’ un dolore difficile da curare (…).”
Il dolore cronico può interessare diverse parti del corpo, si presenta con una sintomatologia varia e, frequentemente, si associa a sintomi ansiosi e depressivi. Le cause possono essere di diversa natura e la terapia più efficace è basata su un approccio multidisciplinare che abbia come primo obiettivo il miglioramento della qualità di vita. Infatti, in mancanza di una terapia adeguata le persone che soffrono di dolore cronico sono frequentemente incapaci di portare avanti un’attività lavorativa in modo continuativo e produttivo, in alcuni casi, anche i compiti più semplici diventano impossibili e la vita relazionale ne può rimanere limitata.
Il modello bio-psico-sociale ci ricorda che ogni individuo vivente è un sistema e allo stesso tempo un sottosistema. Un cambiamento in un’area o settore avrà inevitabilmente degli effetti su altri sistemi collegati. Diviene, pertanto, di fondamentale importanza affrontare il dolore con una prospettiva sistemica, integrando in base alle specifiche situazioni e laddove possibile, i trattamenti farmacologici, i trattamenti psicofisiologici come il biofeedback, e gli interventi psicosociali.

IL BIOFEEDBACK E LE CEFALEE
(della Dott.ssa Francesca Orsini)

Con il termine “cefalea” si intende una vasta gamma di disturbi diversi, aventi tutti una caratteristica comune: il mal di testa. Si tratta di un fenomeno molto comune, infatti, più del 90% della popolazione riferisce almeno un episodio cefalalgico l’anno.
Questo conduce a importanti limitazioni nella capacitĂ  di svolgere occupazioni routinarie, attivitĂ  lavorative o sociali, e influisce negativamente sul benessere personale e sulla qualitĂ  della vita.
I soggetti colpiti modificano il proprio stile di vita fino ad arrivare a menomazioni piĂą o meno ampie delle capacitĂ  sociali e lavorative, con difficoltĂ  a partecipare ad attivitĂ  sociali, ad avere relazioni in famiglia e soddisfazioni nel rapporto di coppia.
Per ottenere dei risultati soddisfacenti, sarebbe opportuno considerare tutte le possibilitĂ  terapeutiche a disposizione, soprattutto per prevenirne la cronicizzazione.
Tra queste, il biofeedback (BF) ha fornito prove scientifiche di considerevole efficacia nel trattamento e nella gestione delle cefalee. Attraverso l’esercitazione con training opportuni, si può apprendere l’autoregolazione efficace di alcuni indici fisiologici collegati alle cefalee, come la tensione muscolare, la temperatura cutanea periferica, la frequenza cardiaca, gli indici vasomotori, ecc.
Durante la seduta di training il BF utilizza stimoli visivi e/o acustici collegati con il parametro fisiologico che si desidera autoregolare. Il paziente, in tempo reale, ha la possibilità di monitorare l’andamento dei segnali fisiologici che si attivano al di fuori della sua attenzione consapevole e apprendere la loro autoregolazione, con la possibilità di agire anche sul dolore cefalalgico.
Gli ultimi trenta anni di ricerche hanno potuto confermare la validità scientifica e l’efficacia delle procedure di BF, riscontrando inoltre la stabilità degli effetti positivi anche a lungo termine.
Nel trattamento delle cefalee di tipo prevalentemente tensivo si usa il biofeedback elettromiografico (EMG-BF); nel caso di cefalee prevalentemente vascolare si impiega il biofeedback della temperatura periferica (Th-BF). Tuttavia, nel corso di questi ultimi anni, considerato che un buon numero di cefalee presenta entrambe le tipologie, si tende a usare sia l’EEG-BF che il Th-BF.
Generalmente, questo tipo di sedute prevede una fase di registrazione basale dei livelli di tensione muscolare, o di temperatura periferica, per poi passare a quella con feedback visivo o acustico, in cui si guida il paziente, attraverso gli stimoli stessi, a rimanere sotto la soglia di tensione muscolare o temperatura prefissata. Il segnale, infatti, diminuisce in intensità e frequenza man mano che il paziente apprende a rimanere sotto tale soglia. Nella fase finale, il soggetto si eserciterà a rimanere entro la soglia funzionale senza l’aiuto della strumentazione, al fine di rendersene indipendente.
I pazienti cui è consigliato questo tipo di approccio per la gestione del dolore e l’incremento del benessere sono quelli che preferiscono un approccio non-farmacologico, che hanno subìto effetti collaterali o sono intolleranti ai farmaci, che presentano una scarsa risposta al trattamento farmacologico, alle donne in gravidanza o in allattamento, a chi ha una storia di abuso di farmaci analgesici. Inoltre è molto utile alla presenza di eventi di vita stressanti e/o stati ansiosi, con mancanza di risorse o abilità di fronteggiare da soli gli stress.
Il BF training è quindi una procedura non-invasiva, senza effetti collaterali, col vantaggio non solo di favorire la gestione del dolore delle cefalee primarie, ma anche di promuovere il benessere personale.

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