Paradosso e Inversione Emotiva

Un neurone ha una struttura fisica relativamente semplice: un gruppo di filamenti detti “dendriti” trasportano al neurone i segnali provenienti da altri neuroni; un unico filamento detto “assone” trasporta il segnale di questo neurone ad altri neuroni; e il corpo del neurone trasforma i segnali di input nel segnale di output. I punti in cui l’assone di un altro neurone entra in contatto con una dendrite di questo, si chiamano “sinapsi”. Una sinapsi puo’ essere “inibitoria”, se, a fronte di un segnale, fa diminuire il potenziale del neurone, oppure “eccitatoria”, se lo fa aumentare. Quando il segnale complessivo (dovuto a tutte le dendriti) che giunge al corpo del neurone supera il valore del potenziale (la cosiddetta “soglia”), il neurone emette a sua volta un segnale lungo il proprio assone, e tale segnale puo’ essere raccolto da un numero qualsiasi di altri neuroni. Con la stessa modalità, il primo relè del sistema dell’angoscia/piacere ha una soglia di attivazione selettiva e condiziona l’intero cervello. Questo sistema angoscia/piacere è aspecifico e utilizza la modalità fasica di risposta agli stimoli, rispetto alla modalità tonica della soglia sonno/veglia realizzata dall’ARAS. La peculiarità della soglia consiste nella possibilità che il sistema dell’angoscia si saturi e che diventi refrattario prima, inerte ed ineccitabile poi. In questo caso un ulteriore stimolo angosciante va ad eccitare il sistema antagonico del piacere con la formazione del paradosso. Questa evenienza comporta che le normali sequenze binarie angoscia/piacere, cioè le risposte fasiche di orientamento agli stimoli esogeni, vengano alterate dalla perdita di uno dei due termini emotivi binari. Allora l’ottenimento del piacere sarà determinato da stimoli angoscianti. Tutto ciò avviene quando la corteccia cerebrale fallisce la sua funzione desaturante caratterizzata dal discernimento e dal riconoscimento di stimoli emotivamente ambigui. Infatti la corteccia non ha attività elettrica propria ma elebora, cioè “disperde”, la sottostante differenza di potenziale causata dal ritorno del segnale proveniente dal sistema binario angoscia/piacere. In questo senso ha una funzione “inibitoria” sugli stimoli provenienti dal basso, cioè da parti filogeneticamente arcaiche del cervello. La corteccia può assolvere la sua funzione discriminante solo e soltanto se le sequenze binarie provenienti dal sistema angoscia/piacere sono complete. Se manca uno dei termini binari, la corteccia si troverà ad operare con un paradosso. Quindi, il fallimento discriminatorio corticale innesca il paradosso, ma quest’ultimo, una volta formatosi, intensifica il fallimento corticale stesso. E’ un vero “cortocircuito”.
legame_affettivoIl computer, che cerca di imitare il cervello, con una sequenza binaria alterata (virus informatico) va in crash. Il cervello può operare ancora perchè ha un sistema di recupero che il computer non ha. La cosiddetta “estinzione” che Pavlov ha per primo dimostrato e che erroneamente è stata poi interpretata come una sorta di “dimenticanza” dell’apprendimento, serve a ripristinare le sequenze emotive binarie ed annullare il paradosso. La verità vince l’inganno. Il problema sorge dall’impedimento all’estinzione causata dalla reiterazione dello stimolo condizionato. Il piacere agisce come rinforzo al perdurare del paradosso. Le prove sperimentali dimostrano che il piacere ottenuto con la formazione del paradosso è un rinforzatore enormemente efficace (vedi protocolli ICSS). Il punto essenziale di questo fenomeno è che dopo diverse reiterazioni, il sistema apprende la possibilità di fare a meno della funzione corticale.

La desaturazione otparadossotenuta per mezzo della funzione corticale comporta un tipo di piacere legato al riscontro di realtà, con la conseguente perduranza del senso del pericolo e della tolleranza alla frustrazione. Infatti la desaturazione dell’angoscia operata dalla funzione corticale permette al sistema dell’angoscia di rimanere eccitabile ad ulteriori stimoli dolorosi. Al contrario, il piacere ottenuto con la formazione del paradosso, determina nel soggetto l’inutilità della funzione corticale, anzi, viene a determinarsi l’avversione verso tale funzione, in quanto portatrice di estinzione del comportamento piacevole. Per questa ragione possiamo chiamare il piacere ottenuto mediante la formazione del paradosso, piacere a/mediato oppure im-mediato, intendendo un piacere ottenuto senza la mediazione della funzione corticale con la prima espressione e lo stesso piacere ottenuto senza il riscontro di realtà della corteccia, quindi senza la latenza che questo comporta, con la seconda espressione. In questo caso vengono meno due funzioni fondamentali: senso del pericolo e tolleranza alla frustrazione, entrambe legate all’eccitabilità del sistema dell’angoscia. Qui, però, il cervello conserva un ulteriore apparato di sicurezza.sintomo
L’estinzione può non sopraggiungere a causa della reiterazione del comportamento così rinforzato. Le sequenze binarie angoscia/piacere non avrebbero più la possibilità di essere ripristinate. Il soggetto perderebbe in breve tempo la funzionalità discriminante corticale e con essa il riscontro di realtà. Anzi la realtà sarebbe inutile e dannosa all’ottenimento del piacere con la conseguente debacle del senso del pericolo e dell’adattamento (psicosi). Così l’evoluzione ha selezionato un SNC ed un SNA organizzati per gerarchie funzionali in cui, al fallimento dei sistemi filogeneticamente più recenti (di tipo inibitorio), diventano dominanti i sistemi più arcaici (di tipo eccitatorio). Questa modalità ripercorre all’inverso le tappe evoluzionistiche e funziona come sistema di sicurezza e segnalazione di pericolo. Il pericolo consiste nell’interruzione della gerarchia stessa e nella formazione del paradosso. In particolare il tronco cerebrale appare come la struttura che, una volta facilitata dalla disinibizione superiore, segnala attraverso dei disagi e dei disturbi la situazione disfunzionale dell’intero sistema. Tali segnali non derivando da alterazioni biologiche effettive, ma dal fallimento gerarchico, sono finalizzati alla reversibilità della formazione del paradosso e quindi al ripristino della gerarchia funzionale del cervello ed delle sue sequenze binarie emotive.
Questi disagi e disturbi possono essere di varia natura, coinvolgendo, attraverso il SNA (che ha vie afferenti ed efferenti dal tronco cerebrale), anche organi distanti dal cervello. Prendono il nome di sintomi in virtù della loro capacità di rivelare, di indicare, di segnalare la vera disfunzione ed il relativo pericolo: la formazione del paradosso nel sequenziatore emotivo binario.